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INTERVISTA CON IL G

 

Quasi ci siamo, si può dire che il conto alla rovescia sia ufficialmente iniziato. La seconda stagione televisiva del “G” sta per prendere il via.
La curiosità è ovviamente tanta, così abbiamo pensato di placarla un po’ attingendo direttamente alla fonte, e molto carinamente l’amico “G” ha accettato di rispondere.
E’ quindi con onore e piacere che pubblichiamo sul nostro sito questa “intervista al “G””, certi di fare una gradita sorpresa al giesco popolo tutto!
Buona lettura!

Iniziamo dai saluti: “Ciao “G”, come va?”.
Non vale rispondere “non c’è male, sono qua”.

Ciao Nuanda. Va bene. Bisogna sempre dire così... Basta guardare le cose positive e dimenticare quelle negative.
Sì, sì, va bene!


Un nuovo inizio è sempre fonte di entusiasmo ma forse anche di un po’ di apprensione.
Come ti appresti a vivere questa seconda stagione televisiva, soprattutto in riferimento all’approdo a Toscana TV?

Io ho avuto molti nuovi inizi nella vita. E credo che chi non ne ha si perda qualcosa: l'essenza della vita stessa. Entusiasmo, sì, ma anche apprensione, come è giusto. Nuova emittente, nuovo staff ancora tutto da collaudare... Ma io sono sempre io, ed è su questo che ho costantemente contato nella vita.
Ce la farò anche questa volta.

Per noi curiosoni. Senza svelare troppo, puoi anticiparci qualcosa sul nuovo programma? Pensi di riconfermare il “canovaccio” della passata stagione o hai già in mente qualche novità?
Il mio canovaccio non è nemmeno un canovaccio: meno ancora, diciamo una pallida idea. Da lì tutto si forma in trasmissione, a seconda dell'umore, dell'attualità, della voglia di questo o di quell'argomento. Essendo io stesso il mio canovaccio non posso che confermarlo (e confermarmi).
Le novità? Ogni giorno, come sempre...

Sicuramente una novità sarà IL TG DEL “G”. Puoi parlarcene un po’?
'Il TG del "G"' era stata l'idea primaria quando più di un anno fa fui contattato da TVR. Poi il discorso si allargò sul 'Ciao "G"!' e il programmino in questione, che pur si doveva fare, venne definitivamente accantonato anche a causa delle novità che stavano per investire l'emittente, e di cui io ancora non sapevo nulla. Adesso mi è stato riproposto da Maurizio Salvi, il boss di Toscana TV, che è entusiasta dell'idea. Questo brevissimo siparietto che dovrebbe andare in onda la sera si occuperà non solo di fatti attuali, ma anche di notizie di 'ieri'. Avrò una telecamera a picco sul capo e potrò così utilizzare i tanti vecchi giornali che possiedo.
Per la cronaca il titolo del programma fu a suo tempo inventato non da me, ma da Elisangelica Ceccarelli (diamo a Cesare quel che è di Cesare: e Cesare è suo fratello, mio indefesso ascoltatore, che saluto).

E magari due parole anche sulla nuova sigla. Sappiamo che parlerà del CIAO e che sarà molto orecchiabile. E’ possibile definirla una sorta di giocoso inno al saluto, un invito quindi a socializzare?
La nuova sigla? Chi l'ha sentita in anteprima non ha potuto trattenere l'applauso finale... Sì, come tutto ciò che faccio in musica - e non solo - arriva subito. Spero anche che duri nel tempo. Io è da quando l'ho scritta, a fine luglio, che me la sento rimbombare nel cervello. E' indubbiamente un invito a stare insieme, un saluto d'incontro più che di commiato, espresso con voluta leggerezza e ironia. La parte più incisiva poi, con chiari riferimenti sessuali, mette il pepe sulle sciape minestrine televisive di ordinaria amministrazione. E la citazione finale della sigla precedente è un piccolo ponte che ci porta sulla nuova sponda. La canto con il solo accompagnamento della chitarra e voce raddoppiata. Io appaio in playback e spuntano anche varie immagini da me scelte.
Ma se devo dire la verità non sono del tutto soddisfatto di come è stata realizzata in video. Avevo selezionato ben 100 immagini e volevo comparire il meno possibile. Invece...
Spero che prima o poi si possa migliorare.

Ripensando alle prime puntate della scorsa stagione, ricordo che parlavi a ritmo serrato, non lasciando “spazi vuoti”, come aveva sempre richiesto il linguaggio radiofonico. E’ stato difficile ricalibrarsi su un diverso linguaggio, quello televisivo, fatto anche di sguardi, di cenni, di espressioni visive?
Del resto il sottotitolo del programma è - e resta - 'Come se fosse radio... in TV'. No, non è stato troppo difficile integrare la parlantina con sguardi, espressioni, gesti e qualche (raro) significativo silenzio. Ma faticoso. Ti assicuro che un'ora di TV pesa più di quattro ore di radio. Almeno a me.

Che effetto fa ad un professionista da sempre abituato ad essere anche regista di se stesso, lavorare in squadra con un regista?
E non solo il regista, ma anche i cameramen... Se potessi ne farei sinceramente a meno. Ognuno ha il suo modo di vedere le cose. E spesso il mio non corrispondeva (e non corrisponderà) a quello dei pur necessari collaboratori.
Ma anche questa è una sfida.

Credo che fare televisione sia in un certo senso più difficoltoso che fare radio. Sbaglio?
Dipende. A me fare radio viene talmente naturale che non mi rendo conto delle difficoltà che potrebbero incontrare altri nel provarci. La TV, anche per quanto detto prima, è un osso duro.
Ma ho buoni denti.

Un tuo personale bilancio della prima stagione televisiva è una domanda d’obbligo. Emozioni, ricordi, considerazioni…
La prima stagione è stata così piena di eventi, idee, trovate, iniziative, ospiti che nel complesso mi appare come un'enorme palla palpitante che ancora, grazie a questo sito, rotola nelle coscienze.
Come dimenticare Denis, che ha portato con sé nella tomba sogni e speranze dopo averceli regalati pochi giorni prima in diretta? E la mia campagna elettorale 'G come Giustizia'? E le mille cose che ho mostrato a tutti? L'emozione di leggere il primo capitolo di 'Pinocchio' dalla prima edizione? Le poesie, le telefonate, le incazzature, le risate, i giornali scagliati oltre l'ostacolo, i doni arrivati (e agli altri no), i tanti messaggi, la lavagna, i congiuntivi, la 'testa', il Godzilla...
Un mondo. Non un brutto mondo.

Consentimi una domanda non politically correct: cosa ti manca della radio?
Forse la completa libertà di parola (cazzoficaerocchenròll). Ma attenzione: quella radio me la permetteva, altre non avrebbero fatto altrettanto. Forse andare in trasmissione con la barba lunga, i capelli non lavati giornalmente e lo stesso vestito per tre giorni di fila. Forse la possibilità di creare solo immagini mentali. Ma forse - e soprattutto - la penetrazione del mezzo radiofonico là dove la TV non può arrivare.
Oggi ho trovato molto nuovo pubblico, ma una parte del vecchio l'ho perduta...

Per bilanciare ti chiedo anche: cosa NON ti manca della radio?

Certa gente.

Fra le tante perle del Sondazzo c’è una frase memorabile: “la vita è bella, anche se fa schifo”. Più passa il tempo e più mi sembra la frase perfetta. Che ne pensi, sei d’accordo?
Tanto d'accordo che, dopo averla pubblicata con un certo rilievo su un mio libro, la sottoscrivo tutt'ora. La signora che me la disse al telefono, per la sua meravigliosa, inconsapevole concisione, la metto al pari di Ungaretti o Quasimodo.
Io le darei il Nobel.

Tu che dell’arte della comunicazione sei indubbiamente un esperto, come spieghi la quasi totale aridità comunicativa che caratterizza invece la nostra società?
Io non spiego. Io aborro. Mentre crescono e si allargano a dismisura i mezzi di comunicazione, è proprio la comunicazione che si restringe, come un buco di culo stitico. Ci hanno scassato le palle col calcio, con Alitalia, con le banche americane, con la borsa e col mercato. Io tutt'al più con la borsa ci vado al mercato a comprare le mele.
Il mio tipo di comunicazione a tutto campo predilige gli argomenti umanistici, a volte pedagogici, altre satirici. La mia trasmissione rispecchia il mondo che vorrei. E siccome non è il mondo in cui viviamo, io me ne invento uno, e ci faccio vivere chi vuol entrarci.
Gli altri... cazzi loro!

Cosa ti rende felice e cosa ti rende triste?
Possiamo anche circoscrivere il campo della domanda alle piccole (grandi) cose, senza scomodare i massimi sistemi. Oppure no, a tua scelta.

Le piccole cose mi rendono felice. Quelle grandi, spesso, triste.
Un odore evocativo, un oggetto trovato, un libro, uno sguardo, un momento d'amore... Oh, sì!
E invece la cattiveria, l'imbecillità, gli incredibili avvenimenti che fanno stridere il mondo... cose grosse, troppo estese per non farmi rattristare.

Cosa ti indigna?
Mi indigna l'ingiustizia. Gente buona che soccombe e cattiva che prospera.
Mi indigna l'immobilità di Dio.

Pensi ancora che un sorriso possa salvare il mondo?
E' un'illusione. Io ci provo. Ho dato tanti sorrisi alla gente, e anche se non ho salvato il mondo forse ho salvato qualche attimo di qualcuno che ne fa parte.
Accontentiamoci.

Io non so se un sorriso possa salvare il mondo, ma credo che possa aiutare.
Ed è con un sorriso che ti ringrazio e ti saluto, e lascio a te l’ultima parola, l’onore e l’onere di concludere questa “chiacchierata”. Ti aspetto, assieme a tutto il popolo del “G”, lunedì 29 Settembre alle 12.30 su Toscana TV.
…Ed ovviamente “viva il lupo!!”.

Sai, cara Nuanda, che non voglio nemmeno sigle finali, figurati se voglio l'ultima parola. Ma se proprio devo, la spendo per te.
Brava. Ottime domande. Perché non ti butti sul giornalismo? Comunque una domanda non me l'hai fatta. Ma ti rispondo lo stesso: sì. Anzi, no. O forse... boh!
Ciao a tutti!